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Campionati e Risultati: NAZIONALI REGIONALI PROVINCIALI GIOVANILI    

Edizione provinciale di Genova


Cassano e Milito, gli ultimi idoli di Marassi

Alcuni stadi racchiudono una magia speciale al loro interno, soprattutto in paesi come Italia, Argentina o Inghilterra. Tra i tanti campi da gioco della Serie A italiana ne esistono alcuni che, nonostante la mancanza di vittorie da parte delle squadre che vi giocano, si ergono a templi del calcio dove le partite si vivono come in nessun altro posto. Inoltre, questi stadi hanno fatto da palcoscenico ai campioni che hanno illuminato la scena con le loro grandi giocate e con i loro goal. Lo stadio Luigi Ferraris, altresì conosciuto come Marassi, è uno degli impianti storicamente più importanti d'Italia ed è casa di due società storiche dello stivale: il Genoa e la Sampdoria. Si tratta di uno stadio talmente importante e funzionale che si è paventata persino l'ipotesi di un acquisto da parte dello Stato, che in seguito lo darebbe in gestione alle due società che per adesso lo condividono. Parlando di questo stadio ci vengono spesso alla mente grandi partite ma soprattutto grandi campioni, che hanno fatto vibrare come pochi i tifosi. Adesso che nella Sampdoria sta esplodendo la vena realizzativa del capitano Fabio Quagliarella, sempre diviso nei match tra Samp e Napoli, e nel Genoa Kristof Piatek è stato protagonista a suon di goal prima di passare al Milan, vanno ricordati due fenomeni che hanno illuminato Marassi nel loro miglior momento. Stiamo parlando di Antonio Cassano e Diego Milito, che hanno vestito rispettivamente la maglia blucerchiata e quella rossoblu. Si tratta di due calciatori diversi, ma che sono entrati di diritto nel cuore dei tifosi di Samp e Genoa e che ancora oggi sono ricordati con affetto, nonostante non fossero originari della città o regione.

Cassano, genio e follia

 SOURCE: Facebook

Nato e cresciuto a Bari, più precisamente nei vicoletti della città vecchia, Antonio Cassano si era formato come calciatore in mezzo alla strada, tra dribbling e giocate spettacolari in spazi ridotti. Subito adocchiato dal Bari, dove esordì con un goal straordinario all'Inter a soli 18 anni, fu immediatamente proiettato nell'iperuranio calcistico dal suo talento. Quel che non si sapeva era che oltre al talento il giovane barese possedeva anche una certa irrequietezza, che non lo faceva rendere al 100%. La Roma di Fabio Capello aveva da poco vinto lo Scudetto, competizione nella quale al 20 di marzo la Juventus è la grande favorita dalle quote delle scommesse sulla serie A a 1,2, e l'obiettivo dell'allenatore era quello di far nascere l'intesa tra Cassano e Francesco. La relazione tra i due passò però in poco tempo dalle stelle alle stalle: il Pupone e Fantantonio passarono dall'essere migliori amici e non andare più d'accordo, il che comportò il trasferimento del barese al Real Madrid. Tuttavia, anche nella capitale spagnola, Antonio non rese quanto ci si aspettava e venne dunque il momento del Genova, a cui spettava l'occasione di prendersi la rivincita di sempre. La Sampdoria del presidente Garrone puntò molto su di lui nella sessione di calciomercato dell'estate 2007 e il suo matrimonio con Carolina Marcialis lo aiutò a mettere la testa a posto, o quasi del tutto. Il suo nome veniva gridato forte dagli ultras blucerchiati, che videro in lui il grande fenomeno pronto a dare alla Samp il prestigio perduto dopo la vittoria dell'unico Scudetto nella stagione 1990-91. Con Walter Mazzarri in panchina, Cassano trovò finalmente il "padre" che non aveva mai conosciuto fin dai tempi in cui Eugenio Fascetti lo svezzò al Bari. Il tecnico toscano, un patito della tattica e dell'ordine, riuscì a far rendere alla grande il talento barese, che dopo essere dimagrito iniziò a sciorinare un calcio fantastico tra goal e assist incredibili, trascinando la Samp, una squadra che dava filo da torcere persino alla Juventus, a una finale di Coppa Italia e alla qualificazione in Champions League.

Milito, goal ed emozioni

SOURCE: Facebook

Come proteggeva lui il pallone spalle alla porta, nessuno mai. Diego Alberto Milito, originario di Buenos Aires, ha vissuto due epoche diversamente strepitose al Genoa. Centravanti d'area ma anche capace di creare occasioni in solitaria, colui che avrebbe vinto poi il triplete all'Inter nel 2010 avrebbe prima fatto la storia in rossoblu. Il "Principe" fu prima protagonista del ritorno del Genoa in Serie A per poi tornare nuovamente a Marassi nel 2008 dopo una parentesi prolifica al Real Saragozza. Abilissimo nel gioco di sponda e dall'elevato fiuto del goal, Milito sarebbe stato protagonista di una stagione straordinaria nell'anno 2008-09, quando tutto il Ferraris rossoblu lo avrebbe eletto ad idolo assoluto per via delle sue reti e della sua dedizione in campo. Nessun tifoso del Grifone, infatti, dimenticherà mai il suo goal nella vittoria per 3 a 1 nel derby contro la Samp di quell'anno. Quella Samp, inoltre, aveva a disposizione un attacco importante come quello formato da Cassano e Pazzini, che avevano raggiunto insieme la Champions. Quell'anno Milito realizzò una delle sue migliori stagioni di sempre, mettendo a referto 24 reti in 31 partite di campionato, sua miglior cifra di sempre che avrebbe eguagliato solamente qualche stagione più tardi all'Inter. Il Principe era diventato il Re di Marassi e da quel momento il Genoa non sarebbe mai più riuscito davvero a sostituirlo. Le sue grandi prestazioni, tuttavia, avrebbero poi destato l'interesse dell'Inter, che lo prelevò dopo solo un anno per comporre una squadra imbattibile che avrebbe vinto tutto la seguente stagione. Milito fu protagonista in tutte le vittorie decisive dell'Inter andando sempre a segno.

Marassi, insomma, sembra essere uno stadio dove i grandi giocatori arrivano e fanno parlare di sé a suon di goal e di giocate storiche: Cassano e Milito sono gli esempi più fulgidi di questa tradizione.

 

 

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  Scritto da La Redazione il 02/04/2019
 

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